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Entrano nel campo nomadi e trovano merce rubata per centomila euro

Nella tarda mattinata di ieri i poliziotti hanno fatto irruzione in via Terraglietto, vicino l'autostrada. Rinvenute moto d'epoca, vespe, macchine fotografiche, orologi e altra refurtiva

La moto d'epoca rubata

Gli agenti del commissariato di Mestre sono rimasti a bocca aperta. Hanno dovuto lavorare fino a notte fonda per inventariare tutta la merce rubata trovata in un campo nomadi in via Terraglietto, in una zona a ridosso dell'autostrada. Tra vespe, moto d'epoca, macchine fotografiche, motoseghe, orologi, strumenti per giardinaggio, trattorini erano decine gli oggetti custoditi in attesa di essere piazzati sul mercato.

Tutto ha inizio alle 11.50 di ieri, quando i poliziotti fermano un furgone e un'utilitaria a poca distanza dal campo. O meglio, l'intenzione era quella di fermarli per un controllo, ma Louis Lovacovic, italiano di etnia sinta, alla guida del furgone, ha accelerato tentando di speronare gli agenti. Lui e il padre Marco Lovacovic, a bordo dell'automobile, si "riparano" nel campo, con tanto di cancello e recinzione. A questo punto entrano in gioco le "donne" del clan, Sofia e Marili Lovacovic, figlie di Mario. Si parano davanti alle volanti tentando di non farle entrare. Le tredici persone presenti, tra adulti e bambini, inscenano una specie di rito voodoo con tanto di bamboline e spilli per augurare una brutta fine agli intrusi.

Una volta rimosso il "blocco", gli agenti trovano, nascosta in una zona non visibile dall'autostrada, tutta la merce rubata. Addirittura una moto Guzzi del 1925, di quelle usate per le parate di Mussolini. Era lì, sul campo, sottratta a un collezionista di Rimini nel 2005. Solo quel "pezzo" varrebbe 30mila euro. Poi sei vespe colorate, del valore di 2mila euro ciascuna, sottratte pochi giorni fa durante un raduno a Reggio Emilia, in ottimo stato.

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Sono colpi messi a segno da sette anni a oggi. La sensazione è che gli agenti abbiano scoperchiato un vaso di Pandora di quei piccoli furti che fanno poca notizia ma che creano non poco fastidio. Per ora ne sono stati ricostruiti sei, ma la lista è destinata ad allungarsi: uno a Trento (un iPod), uno a Reggio Emilia (le vespe), uno a Rimini (la moto) e tre a Mestre (macchine fotografiche e altri oggetti). I quattro, ora in stato di fermo, dovranno rispondere di ricettazione e resistenza a pubblico ufficiale. I due uomini, in più, stavano guidando senza patente e senza assicurazione. C'è una quinta persona denunciata: Daniela Breivich, moglie di Mario Lovacovic e madre degli altri tre fermati. Stava scontando i domiciliari nella sua roulotte per una rapina ad Arezzo di qualche anno fa.

Il materiale rinvenuto è così numeroso che sul sito della polizia verranno caricate le immagini di tutti gli oggetti, in maniera che i cittadini possano segnalare se qualcosa fosse di loro proprietà.

Gli inquirenti stanno tentando di risalire ai vari colpi anche sfruttando le segnalazioni online della banda. Per piazzare la merce, infatti, scrivevano degli annunci su portali come eBay o Subito.it con la foto dell'oggetto da vendere. Tutto con lo stesso indirizzo IP, una specie di "carta d'identità" della connessione che si sta utilizzando. In questo modo la polizia potrebbe risalire a ritroso la "rete" dei reati commessi dai quattro.

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