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La Vallenari bis è stata intitolata a Tina Anselmi

Collega via Vespucci a via Vallenari, a Mestre, ed è dedicata alla prima donna ministro della Repubblica italiana

Fino ad oggi era conosciuta come “Vallenari bis”. Ora la nuova strada che collega via Vallenari a via Vespucci (incrocio viale Sansovino) ha un nome, e un nome prestigioso: quello di Tina Anselmi (25 marzo 1927 - 1 novembre 2016), prima donna ministro della Repubblica italiana. L’intitolazione è avvenuta oggi con una cerimonia tenuta da Paola Mar, assessore alla Toponomastica, la quale ha fatto presente come «il filo conduttore che ha determinato gli incarichi assunti da Tina Anselmi sia stato quello di una crescita costante e un’attenzione ai più piccoli, visto che a lei dobbiamo anche la creazione del servizio sanitario nazionale».

Toponomastica femminile

Non è tutto: questa intitolazione è soltanto la prima delle otto dedicate a figure femminili lungo la stessa strada. Altre donne celebri daranno il nome al nuovo ponte sull'Osellino e alle varie rotonde della via. Alla cerimonia c'erano anche Stefano Marcon (sindaco di Castelfranco Veneto, paese natale di Tina Anselmi), Gianna Anselmi, sorella di Tina, e Maria Cristina Paoletti, presidente della sezione “Erminio Ferretto” dell’Anpi di Mestre. «Vogliamo dimostrare il nostro apprezzamento per questa intitolazione a Tina Anselmi - ha commentato Paoletti - che è stata la prima donna ministro nella storia della nostra Repubblica, deputata per cinque Legislature dal 1968 al 1992, presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta sulla loggia massonica P2, che deve la sua notorietà principalmente al suo impegno sindacale e politico nel Dopoguerra».

Impegno antifascista

«Come Anpi - ha aggiunto - vogliamo sottolineare che fu la sua partecipazione, a 17 anni, alla Resistenza e alla guerra partigiana, a determinare le sue scelte future come dirigente sindacale ed esponente di primo piano nella Dc. Scelte che furono sempre caratterizzate da una forte motivazione etica e antifascista: l’essere stata costretta ad assistere, con le sue compagne di classe dell’istituto magistrale di Bassano del Grappa, alla barbara impiccagione di trentuno partigiane da parte dei fascisti, il disvalore etico dal punto di vista dei suoi ideali cattolici e antifascisti di quell’assassinio, fecero maturare in lei la scelta di diventare staffetta partigiana».

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