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Wind Tre, operatori telefonici in protesta contro tagli e trasferimenti

Manifestazione e corteo giovedì con partenza da via Torino alle 9.30: «No allo smantellamento della sede»

Foto: corteo telecomunicazioni, archivio

Operatori telefonici dei call center Wind Tre in protesta nazionale giovedì: le sigle Slc Cgil, Fistel Cisl e Uilcom Uil hanno indetto uno sciopero nazionale di 8 ore e ci sarà un presidio anche davanti alla sede della società di via Torino, a Mestre, a partire dalle 8. Alle 9.30 partirà un corteo che attraverserà viale Ancona, fino a corso del Popolo e ritorno.

Agitazione

Temono per il loro futuro i lavoratori, hanno paura dei tagli e dei trasferimenti paventati dall'azienda come soluzione all'indebitamento e alla crisi. A partire dall'8 aprile, per 30 giorni, operatori e sindacati hanno proclamato lo stato di agitazione con lo sciopero degli straordinari, della reperibilità e dei lavori programmati notturni.

Le vicende

Wind Tre con il suo 30,8% di mercato è il primo operatore di telefonia mobile in Italia. Nasce dalla fusione tra Wind e H3g nel 2016. L'unione tra le due aziende avrebbe dovuto portare alla stabilità nel mercato delle telecomunicazioni, dopo la competizione sulle tariffe. Nel 2011 Wind, sotto una nuova proprietà Russa, tenta una cessione della rete (circa 1650 lavoratori di tutta Italia) fermata da un accordo sindacale che ha messo in sicurezza il lavoro per 5 anni. Nel corso dei quali, però, per ben due volte l’azienda ha fatto dichiarazioni di esubero, gestite con i sindacati attraverso contratti di solidarietà. 

I dipendenti

Alla data della fusione Wind aveva circa 6200 dipendenti e H3g circa 3000. Poco dopo è stata fatta un'esternalizzazione di una parte del call center ex H3g che ha riguardato circa 700 lavoratori tra Cagliari, Palermo, Genova e Roma. Poi, per due anni, l’azienda ha dato incentivi all’esodo che hanno portato Wind Tre ad essere un’azienda di poco superiore a quella che era la sola Wind, con 6481 lavoratori a giugno 2018. A febbraio e marzo 2019 la società ha presentato ai sindacati un piano industriale senza dare nessuna certezza ai lavoratori, e ha illustrato due progetti finanziari: la vendita di altre 7000 torri a un’azienda ancora da definire, dove Wind Tre terrebbe una quota di maggioranza del 51%, e la vendita dei quattro data center nazionali a un’azienda terza. Oltre a questo, Wind Tre vorrebbe trasferire a Milano tutta la sezione finance che attualmente è a Roma: i lavoratori coinvolti sarebbero circa 350. «La preoccupazione è grande - scrivono i sindacati - per il ridimensionamento dell'azienda e le conseguenze, inevitabili, sul piano occupazionale in tutto il Paese».

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