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Alla mensa delle Poste incrociano le braccia

«Dal 22 novembre a oltranza, finché non arriverà almeno una parte dello stipendio». Situazione critica. La società che eroga il servizio sarebbe in concordato preventivo. Filcams punta il dito anche contro l'ente

Poste, foto di archivio

Sciopero con presidio il 22 novembre, in via Torino a Mestre. Incrociano le braccia gli addetti al servizio mensa delle Poste, «ad oltranza», contro l'azienda Tebet, subentrata al posto della società Unilabor, «finché non verrà anticipata almeno parte dello stipendio ai lavoratori, cosa che era stata concordata ma non avvenuta». 

Gli anticipi

A rappresentare parte degli operatori della ristorazione, la sigla sindacale Filcams Cgil. «Dieci lavoratori e lavoratrici, impiegati in appalto, avanzano dalle società (che attualmente sono in procedura di concordato preventivo), una quattordicesima, a oggi non erogata, oltre alle mensilità di settembre e ottobre 2019 - scrive il sindacato -. Da una verifica Inps risulta che non sono vengono versati i contributi previdenziali da oltre sette mesi. L’azienda, per via della difficile situazione in cui versa, si era dichiarata disponibile ad anticipare alle maestranze il 70% dello stipendio del mese corrente, cosa che doveva avvenire entro il 15 novembre, ma che non si è verificata». La stessa società, pur di evitare lo sciopero, avrebbe messo in guardia i lavoratori sulle conseguenze di questo tipo di azione, spiega la sigla, come il blocco degli stipendi successivi. «Denunciamo la situazione anche all'ente Poste Italiane - prosegue Filcams - responsabile in solido del disagio che i lavoratori e le lavoratrici stanno subendo».

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