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Da San Giuliano alle proteste per gli alberi: un filo che unisce un'idea opposta di città

Paolo Cuman, Consulta lagunare, al parco dopo mesi dal sequestro dei terreni: «Il degrado è lo stesso». Anna Forte: «Si rischia di perdere tutto. Sarà un hub». Nuova lettera contro l'abbattimento di arbusti

Area posta sotto sequestro a San Giuliano

«Queste foto sono identiche a quelle scattate a fine estate scorsa. Non è cambiato niente al Parco San Giuliano». Torna a scattare nuove immagini Paolo Cuman, membro della Consulta lagunare e consigliere di Municipalità, per documentare lo stato dell'arte del parco dopo il sequestro dei terreni e le analisi sui liquami e le sostanze pericolose trasportate durante gli scavi per i plinti dell'area concerti. «Nulla si sa dei risultati delle analisi sugli inquinanti - dice - nulla sui tempi di ripristino, e neppure se i festival in programma potranno essere messi in cartellone. Presenterò una interrogazione al primo Consiglio di Municipalità».

Incompatibilità

Dura la reazione dell'amica e collega di battaglie Anna Forte Zorzetto, presidente dell'associazione Amici del Parco San Giuliano, che vive l'Accordo di Programma in discussione in commissione Ambiente del Consiglio comunale, come una ferita aperta. «Uno scempio, una operazione fuori luogo che risponde ad appetiti e interessi personali e speculativi. Ci porteranno via l'area per farne un hub di trasporto merci e passeggeri, una volta che saranno ceduti al miglior offerente anche gli spazi delle remiere. Cuman lo sa. Conosce i problemi veri di San Giuliano. Si illude di aver ottenuto qualcosa, in cambio della quiete sull'interscambio. Ma gli verrà tolto. Mentre l'incompatibilità dei trasportatori e delle loro chiatte in laguna, e la finta battaglia per i posti di lavoro, sono sotto gli occhi di tutti. Da un lato le merci, dall'altro i vaporetti dell'Actv, la Canottieri rimarrà stritolata e perderemo tutti. Le associazioni delle remiere non volevano questo. Molte si sono rivolte a noi e hanno paura. Gli affari sono stati condotti a un altro livello, da pochi uomini al comando, per i loro interessi, per i propri tornaconti, e ai i cittadini non resterà neppure un accesso diretto all'acqua e un ingresso libero al parco. Su via San Giuliano avremo già un parcheggio, oltre a quello sulle aree Ater. Vedremo i camion andare avanti e indietro e girarsi nella rotonda del Brube, trasportando merci dentro un'area protetta dall'Unesco sotto l'aspetto ambientale e che è il più grande parco d'Europa. Un'operazione vergognosa. Non ci saranno meno, ma molte più cubature. Lo capisce anche un bambino. Con l'associazione andremo avanti con la battaglia. Un nuovo ricorso al Tar per violazione del Pat e del Palav lo stiamo valutando, come stiamo valutando un esposto in Procura - Poi Anna Forte torna su Cuman e lo colpisce - gliel'ha detto tutta la città. Dovrebbe rifarsi una verginità. Si è messo d'accordo sull'intescambio, anziché contrapporsi - ma poi lo ringrazia -. Amico e collega ha fatto bene a tornare a parlare di San Giuliano, anche se solo per la questione dell'area sequestrata». 

Terra e laguna

Neanche il consigliere Cuman, in verità, ha risparmiato critiche sull'Accordo di programma. «Manca totalmente il legame fra terra e laguna. Dove viaggeranno le imbarcazioni con le merci se c'è un traffico di oltre 100 navi all'ora a punta San Giuliano e fondali, come quello del canale di San Secondo, che dovrebbero avere una profondità di 4 metri ma ne hanno due e mezzo, al punto che topi e mototopi un altro po' e raschieranno i fondali? - Si chiede - Manca tutta la manutenzione versante acqua. Ma Parco San Giuliano ha una natura anfibia e va trattato pensando al legame che le attività a terra hanno in laguna». Come l'anno scorso ha fatto, annuncia, tornerà domani, mercoldì 5 febbraio, per l'intera giornata, a raccogliere dati sul traffico delle imbarcazioni a punta San Giuliano, assieme a Giovanni Cecconi. Lui è il tecnico del progetto, già presentato in commissione Ambiente in Europa un anno fa, per la realizzazione di barriere frangiflutti con l'utilizzo del materiale rimosso da sotto gli archi del Ponte della Libertà, cozze soprattutto. «Si possono utilizzare in canali come quello di Tessera, dove a causa del traffico e dell'alta velocità, viene sollevata una grande quantità di fango». E poi risponde Paolo Cuman ad Anna Forte: «Dove erano gli Amici del parco quando denunciavo il rischio di scomparsa della laguna davanti al Parco, dove erano quando si misurava o i fondali, dove erano quando si controllava lo spessore delle ostriche sotto gli archi, dove erano quando si puliva l'isola di Campalto, dove erano quando si manifestava per il rispetto dei limiti di velocità sul canale? Il nuovo insediamento delle ditte non è la cosa ideale, ma sempre meglio di quello che c'è ora pericoloso e indecente, e mentre gli Amici postano illazioni poco simpatiche sul mio conto, io sono in punta a rilevare scientificamente intensità del traffico».

Dagli alberi alla politica

Dalla difesa dell'ambiente come interesse da proteggere, dalla richiesta di spazi cittadini e dalle proteste, sempre più diffuse, contro il taglio degli alberi è maturata una idea contrapposta di città, specie in terraferma. Qui, come in altri paesi, il taglio degli arbusti ha iniziato a funzionare come una specie di campanello d'allarme, accrescendo l'esigenza di capire ragioni e cause degli abbattimenti, di fronte a un'attenzione generale sempre più forte verso i cambiamenti climatici, il surriscaldamento, l'inquinamento. Comitati e gruppi prendono corpo attorno ai temi, fondati o meno, dell'ambiente, del green, del sostenibile, della tutela delle piante, in contrasto con le logiche "fuori moda" dell'interesse, del profitto per pochi e a tutti i costi. Proteste e cartelli prendono posto in città contro alberi potati o abbattuti: a piazzale Roma, al parco Bissuola, all'ex Umberto I, al quartiere Altobello. Partiti e movimenti politici a tradizione verde colgono nuovi spunti dalle spontanee espressioni. Si aggregano, portano interrogazioni in Consiglio comunale, si contrappongono all'amministrazione vigente. Poco importano gli annunci istituzionali di messa a dimora di piantine e aiuole. Si chiede di sapere perché certi arbusti secolari, in certe zone, vengano colpiti e a ogni mancata risposta si radicalizza e si diffonde la protesta. Successe anche l'anno scorso: l'abbattimento dei pini marittimi lungo il tratto autostradale di A4, Venezia-Padova, gestito da Cav, sebbene motivato da ragioni di sicurezza, suscitò un gran clamore sui social.

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L'etica prima delle norme

Con una nuova lettera una cittadina del Lido informa di combattere da anni per il bene degli alberi e di voler contribuire al dibattito. «In questo ultimo periodo si è parlato e scritto molto, soprattutto per i tanti abbattimenti nel nostro territorio - scrive -. La loro presenza è un imperativo in questa epoca di cambiamenti climatici. Sono tutelati - anche quelli in spazi privati - da norme nazionali (compreso il vincolo paesaggistico su Venezia e laguna) e locali, tra cui il regolamento comunale del verde pubblico, approvato nel 2003 e modificato nel 2009, incentrato sulla partecipazione e informazione della società civile, in particolare attraverso un forum del verde mai riattivato da questa amministrazione. Esistono anche due censimenti con mappa interattiva (il catasto alberi del 2015 e l'atlante della laguna del 2013) ma non aggiornati. Esiste un elenco degli "alberi monumentali" e di quelli "di pregio". Da quanto risulta, lo stesso ufficio comunale del verde pubblico non ha risorse e organico sufficiente. Si assiste a discutibili potature che portano a gravi conseguenze. Si susseguono interventi di bonifica nel territorio comunale che radono al suolo alberi e vegetazione, abbattimenti di intere zone alberate per progetti che dovrebbero prioritariamente tener conto della loro esistenza».

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