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La battaglia di Manola non si ferma: "Vedovi, raccogliamo le firme. Il Parlamento ci aiuti"

La 37enne mestrina chiede l'approvazione di un emendamento in Finanziaria con cui cancellare l'impossibilità di avere i figli orfani a carico: "Un danno economico e morale"

Non mollano. Anzi, rilanciano. Perché sono anni che aspettano risposte dalla politica, anche solo come gesto di civiltà di fronte a un'ingiustizia che colpisce sia moralmente, sia economicamente famiglie che hanno subito la perdita di uno dei due genitori. Vedovi e vedove da tempo si scagliano contro una legge che impedisce loro di avere a carico i figli e di conseguenza di scaricare le loro spese mediche o scolastiche. Un danno pesante per i bilanci famigliari. Nel mirino l'articolo 12 del Tuir, il Testo unico delle imposte sui redditi. 

ECCO LA PETIZIONE SU CHANGE.ORG

Dopo articoli, interviste televisive, interrogazioni parlamentari, la mestrina Manola Tegon, 37 anni, ha pubblicato una petizione sulla piattaforma Change.org che in poche ore ha quasi raggiunto le 500 adesioni per chiedere che il Parlamento approvi un emendamento a favore delle famiglie che si ritrovano in questa situazione. Si chiede, in sintesi, che si cancelli l'ingiustizia che ha continuato a "resistere" negli anni. "Siamo una rappresentanza di donne vedove che si stanno facendo portavoce della situazione di palese ingiustizia in cui si ritrovano le famiglie che subiscono la perdita di un genitore con figli minori - si legge nella petizione - e che, a livello fiscale, perdono il diritto di vedere riconosciuti i propri figli a carico. La somma indicata dal Tuir è ferma agli anni Novanta e solamente convertita in euro". 

Le conseguenze si fanno ancora più pesanti in caso di assistenza a una persona disabile, poiché il rischio è di perdere le agevolazioni previste: "Senza contare l'ipertassazione applicata in dichiarazione dei redditi per cumulo di redditi e di conseguenza il bonus Renzi che prima veniva corrisposto ad entrambi i genitori, dopo la morte, al genitore superstite viene negato - continua la petizione - Le famiglie si ritrovano anche a dover pagare arretrati (in media di 2mila o 3mila euro) per errori dovuti a disinformazione su questa normativa purtroppo ancora vigente. Chiediamo che vengano approvati gli emendamenti proposti dai diversi schieramenti politici per porre definitivamente fine a questa ingiustizia sociale".

La speranza è che sia la volta buona, dopo tante battaglie: "E' il terzo anno che viene proposta questa modifica in sede di legge finanziaria - conclude la raccolta firme - le prime due volte, per motivi a noi sconosciuti, non è stata approvata. Crediamo sia doveroso approvare il provvedimento quest’anno, come gesto di civiltà e rispetto per chi, nella vita, sta già pagando un prezzo un molto caro".

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