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Ai profughi non comoda il modo in cui sono ospitati, arriva la polizia

Due interventi delle forze dell'ordine in "Casa Santa Chiara" a Mestre: di notte e di mattina. Proteste di 22 nigeriani, ma gli spazi sono quelli

Profughi (archivio)

Pensavano perlomeno di essere divisi per nuclei famigliari. Genitori e bambini nelle stesse camere, in modo che la prima notte mestrina per loro potesse essere il più confortevole possibile. E forse era pure logico aspettarselo. Al limite speravano di non trovarsi costretti a vivere gomito a gomito con cittadini di etnie differenti, anche se connazionali. Visto che tra di loro non correrebbe buon sangue. Insomma, come era stato organizzato il loro arrivo a Mestre non andava loro a genio. E non hanno mancato di farlo capire.

Si tratta di ventidue migranti di nazionalità nigeriana arrivati mercoledì pomeriggio in terra lagunare dopo essere sbarcati in precedenza sulle coste italiane. Si trattava di un classico trasferimento nell'ambito dell'operazione "Mare Nostrum", in cui tutte le province italiane sono chiamate a dare una mano per cercare di arginare l'emergenza immigrazione. Lo sta facendo anche Ca' Corner, che in questi mesi ha sondato il terreno in cerca di strutture adeguate. Tra queste anche la struttura "Casa Santa Chiara", situata in pieno centro a Mestre, in via Papa Giovanni XXIII. Una realtà che si occupa principalmente di fornire accoglienza temporanea a cittadini in difficoltà.

Scattano le lamentele per il sovraffollamento e per la carenza di bagni, l'atmosfera si è quindi subito surriscaldata all'arrivo dei migranti, che avrebbero continuato a farsi sentire e a protestare finché la direttrice della struttura, nella notte tra mercoledì e giovedì, per evitare che questa sorta di turbolenza sfociasse in qualcosa di più preoccupante, non ha deciso di chiamare la polizia. Sul posto le volanti della questura hanno cercato di parlare con gli ospiti, tentando di capire (ci sono anche barriere linguistiche di mezzo) i motivi di questa presa di posizione. Dopodiché gli agenti se ne sono andati. Ma solo temporaneamente.

Giovedì mattina verso le 11 è infatti arrivata una seconda telefonata dai responsabili della struttura. Identico il motivo: così divisi i migranti non ci volevano stare, ma quelli erano gli spazi a disposizione. A quel punto la palla è tornata alla Prefettura, dopo il secondo arrivo della polizia, con anche gli agenti del commissariato a tentare di gestire la situazione. Tant'è vero che nel pomeriggio di giovedì sarebbe arrivata la visita nella struttura anche di alcuni rappresentanti di Ca' Corner per cercare di trovare uno sbocco all'impasse.

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