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«Noi in piazza a rivendicare diritti». Militanti del Rivolta al municipio

«Mancano tutele per i lavoratori, c'è chi non può restare a casa perché non ce l'ha. Migranti senza permesso sono braccia per produrre. Mancano welfare e servizi. Solo grandi opere e inquinamento»

Militanti del Rivolta al municipio di Mestre

Diritto alla casa, al lavoro, allo studio. Diritto alla salute, alla sicurezza e diritto a un ambiente pulito. Meno se ne parla, più ci si dimentica. Ma i militanti del centro sociale Rivolta non ci stanno. Per questo hanno deciso di scendere in piazza. Lo hanno fatto giovedì mattina, alla vigilia della festa del Primo Maggio, davanti a una delle istituzioni simbolo della politica della città: il municipio di Mestre. «L'emergenza - spiegano in un video - sta facendo esplodere alcune situazioni già difficili - Una quindicina i manifestanti, ben distanziati, con i dispositivi, insieme ad alcuni rappresentanti dei sindacati di base, hanno esposto striscioni e preso la parola - . Come hanno fatto altri e lo stesso sindaco, siamo scesi in piazza a rivendicare i nostri diritti e ribadire il bisogno di ricostruire un welfare e una cittadinanza inclusivi».

I tanti «vuoti»

Ci sono homeless che non possono restare a casa in emergenza coronavirus, perché non ce l'hanno, spiegano. Persone in balia della violenza domestica perché con le restrizioni imposte sono costrette a restare a casa con compagni, mariti o parenti violenti. Studenti che non riescono a continuare il loro percorso perché senza risorse. Migranti che esistono solo in quanto braccia per lavorare, senza permessi né documenti. E poi c'è chi non ha lavoro né reddito, mentre è mancato ogni riguardo verso il sociale da parte delle istituzioni, Comune e Regione, che hanno tagliato Sanità e Welfare, puntando sulle grandi opere «senza alcun rispetto per l'ambiente». Gli studi metteranno in chiaro il nesso di causa-effetto fra inquinamento e virus. Ma questo non cambia l'impegno per una esistenza sostenibile.

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Interessi e profitti

«Siamo lavoratori e lavoratrici precar*, disoccupat*, intermittenti, studenti e studentesse, siamo quell* che non avranno accesso alle insufficienti misure di sostegno economico. Coloro che stanno già vivendo sulla loro pelle la drammatica crisi che si abbatterà su milioni di persone in questo paese e in Europa. Ma tutto questo c'era già prima della crisi pandemica. Per via di un sistema che mette al primo posto i profitti e i grandi interessi economici a discapito della vita del pianeta e di chi lo abita, dei diritti e delle nostre vite. Come hanno fatto Zaia e il sindaco Brugnaro, che hanno svenduto i nostri territori, dimenticando che sono proprio i grandi interessi economici ad aver impoverito ampie fasce della popolazione e devastato l'ambiente».

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