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Un anno per smantellare la banda: 41 misure cautelari, 12 espulsi. "Ma il problema resta"

Sono 28 quelli già raggiunti, si cercano gli altri. Un colpo durissimo all'organizzazione dedita allo spaccio di eroina a Mestre. Cinque decessi per overdose direttamente collegati

Non è stato solo cinema: lo dicono i numeri e lo dice il fatto che in queste ore via Monte San Michele a Mestre è una strada "libera" dallo spaccio. Il day after della grande retata di Mestre restituisce i numeri di un blitz destinato a mutare gli equilibri della criminalità in città: sono 28 le persone arrestate su 41 per cui sono state chieste misure cautelari (tra provvedimenti differiti e detenzione in carcere), 12 le espulsioni e 4 i daspo urbani notificati. In totale il gip ha chiesto la carcerazione per 32 persone, cui si aggiungono 3 obblighi di firma.

Fiumi di denaro all'estero

Si tratta di persone di nazionalità nigeriana cui viene contestato il reato associativo: le indagini, durate un anno circa, hanno fatto luce su una struttura criminale con ruoli e contorni ben definiti. Una realtà tutta "mestrina", che poi redistribuiva il denaro ottenuto dallo spaccio in parte trasferendolo in madrepatria, in parte consegnandolo agli appartenenti al gruppo. Le ricerche di altri individui destinatari di ordinanza di arresto sono ancora in corso: alcuni si trovano in Nigeria, altri sono stati scovati in varie parti d'Italia, tra cui per esempio Frosinone. La tanto temuta "eroina gialla", che ha seminato morte tra i giovani mestrini, arrivava dalla Francia attraverso ovulatori pronti a superare la frontiera e giungere qui, in via Monte San Michele. Durante l'inchiesta sono stati sequestrati circa 2 chili di stupefacente e, controllando gli "spalloni" in partenza all'aeroporto Marco Polo, requisiti 250mila euro circa in contanti. Ma di sicuro il giro d'affari dell'organizzazione era ben più fiorente: Mestre era diventato il supermarket dell'eroina. Martedì sono stati requisiti in via Monte San Michele 6mila euro in contanti, oltre a una certa quantità di stupefacente nascosto dietro una saracinesca di un negozio.

La grande retata di via Monte San Michele

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Una scia di morte

Per permettere di giungere alle richieste di custodia cautelare la Direzione Distrettuale Antimafia, coordinando le indagini di squadra mobile e Sco, Servizio centrale operativo, ha messo sul piatto tecniche investigative di solito utilizzate per stanare anche la criminalità organizzata: sono entrati in azione finti tossicodipendenti per operazioni sotto copertura, mentre alcuni arresti sono stati posticipati proprio per non creare intoppi nelle indagini. "La ragione per cui abbiamo deciso di indagare è stato un bilancio preoccupante di intossicazioni da eccesso di uso di stupefacenti - ha dichiarato il direttore dello Sco, Alessandro Giuliano - Il bollettino di guerra sfiora le 20 unità (tra decessi e conseguenze gravi da overdose, ndr), per questo motivo abbiamo deciso di affiancare la squadra mobile con personale altamente specializzato. Servivano strumenti che di solito si utilizzano per contrastare le associazioni a delinquere".

Il procuratore Cherchi: "Problema non risolto"

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Infiltrati e telecamere

L'inchiesta ha permesso di contestare ad alcuni tra gli arrestati 5 decessi, ma si indaga su 11 tragedie totali. Senza tralasciare il fatto che per l'eroina (o il metadone) venduto in città si sono registrate 16 morti, anche fuori provincia. "L'esigenza di sicurezza è stata più volte sottolineata dalla società civile del territorio - ha sottolineato il procuratore capo, Bruno Cherchi - E' stata un'attività molto complessa, perché l'organizzazione aveva posizionato una serie di staffette e sentinelle e ogni intervento veniva puntualmente segnalato. Abbiamo quindi deciso di evitare a intervenire sugli episodi singoli, puntando a bloccare l'attività di spaccio. Anche per la capacità di riciclo delle persone che questa organizzazione ha dimostrato. Si è operato con intercettazioni, telecamere e uomini sotto copertura - ha continuato Cherchi - a ciò, poi, è naturalmente conseguita l'attività di riscontro".

Cherchi: "Il problema non è risolto"

Fulcro del sistema era un negozio di via Monte San Michele, ora sequestrato per il reato di riciclaggio. E' lì che veniva raccolto il denaro introitato dallo spaccio e veniva diviso, con metodi definiti "commercialistici". "Sottolineo che questo intervento non risolverà il problema - ha puntualizzato Cherchi - Il problema dello spaccio non può essere risolto solo con strumenti di polizia giudiziaria e della magistratura, ma va anche affrontato con strumenti sociali. Le indagini hanno evidenziato un elevato numero di persone disposte a spacciare e altre che restano in una zona grigia di disponibilità ad attività illegali. Questo intervento ci stimola soprattutto in ottica prevenzione, ma evidenzia forse la necessità di interventi a più ampio spettro che affrontino complessivamente il problema". Il questore Danilo Gagliardi ha posto l'accento sulle conseguenze anche amministrative della retata: "Sono stati chiusi 3 negozi - ha sottolineato - è la prima volta che viene utilizzato il decreto Minniti in questo senso. Ora, infatti, un negozio di vicinato viene equiparato a un pubblico esercizio, prima non era così. Da oggi - ha concluso - entra in azione anche un team della polizia amministrativa, di concerto con il Sian dell'Ulss 3 'Serenissima', per controllare il rispetto delle prescrizioni di igiene. Controlleremo tutta la zona".

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