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Droga e abusivi, i tre anni di Sanna alla polfer di Mestre

Va in pensione al termine di una lunga carriera in polizia. Sull'eroina dice: «L'aria è cambiata, ma il problema resta»

Giorgio Sanna termina la sua carriera in divisa e lascia gli uffici della polizia ferroviaria di Mestre, di cui è stato dirigente negli ultimi 3 anni, per andare in pensione. Sono stati anni significativi, anche se molto diversi da quelli in cui, ad esempio, si è trovato a far fronte alle rapine con Kalashnikov della banda di Maniero. Tra le operazioni più importanti a Mestre ci sono state quelle legate all'eroina. A partire dai morti per overdose, alcuni dei quali sono stati trovati proprio dagli agenti della polfer. «Quella della stazione è un'area delicata - ha detto - perché i traffici passano di qui e i tossicodipendenti vengono per cercare la droga. Il fenomeno è cambiato dopo l'arresto della banda dei nigeriani, a luglio 2018. Però in parte si è già riavvicinato, anche se in forma più lieve». Un altro fenonomeno affrontato e debellato in questi anni è stato quello dei portabagagli abusivi che importunavano i turisti scesi dai treni. «Li abbiamo avuti a lungo - spiega Sanna - Abbiamo cominciato a stargli dietro quotidianamente e alla fine, grazie ai daspo emessi dal questore, se ne sono andati. In tutto 10-15 persone».

Arruolato in polizia nel 1980, Sanna ha iniziato la sua carriera nella stradale a Modena e più tardi è passato alla squadra mobile: nel 1994 affrontò la banda della mala del Brenta, impegnata in una rapina con sparatoria all'ufficio postale della città emiliana, partecipando alla cattura dei responsabili: Tamiazzo, Pulze e i fratelli Meneghetti. Dal '97 passò in Sardegna dove, tra l'altro, si è occupato del sequestro di Silvia Melis. È rimasto a Sassari fino al 2016, anno del trasferimento a Venezia. Sotto il suo comando, la polfer mestrina ha eseguito 59 arresti e 900 denunce, su un totale di quasi 40mila persone identificate.

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