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Gli stampi per l'eroina nel trolley: un laboratorio mobile per non dare nell'occhio

I tre ragazzi albanesi arrestati ieri dai militari del Norm conducevano un'attività di produzione e spaccio di stupefacente "in movimento". Ora si trovano in carcere

L'indizio, apparentemente chiaro, è che volessero coprire il vuoto lasciato dalla banda tunisino-albanese smantellata a fine gennaio dai carabinieri di Mestre, ritenuta responsabile di un'attività continuata di spaccio, specie di eroina, nel quartiere Piave. Cambiavano spesso automobile per non dare nell'occhio, rigorosamente a noleggio, e con ogni probabilità spostavano con frequenza anche il proprio domicilio. Pare proprio che l'obiettivo dei tre ragazzi albanesi arrestati ieri dai carabinieri del Norm di Mestre fosse quello di essere sfuggenti e non dare alcun punto di riferimento. Due sono le certezze: in primo luogo, le intenzioni serie, con oltre 3 chili e mezzo di eroina ritrovati, dei quali solo 500 grammi già tagliati, e un laboratorio per produrre lo stupefacente in casa. In secondo luogo la volontà di muoversi di continuo, per non dare punti di riferimento.

Laboratorio familiare a Mira, lo spaccio tra Mestre e Marghera

L'eroina e i trolley

Un indizio di questo "nomadismo" sono stati i trolley rinvenuti durante la perquisizione dell'appartamento di Mira nel quale erano domiciliati. All'interno delle valigie, infatti, erano contenuti gli stampi per pressare l'eroina. Una novità anche per i carabinieri, che sospettano si potesse trattare a tutti gli effetti di un laboratorio "mobile". I tre delinquenti risultavano domiciliati nell'appartamento da poco tempo, quindi non è da escludere che in passato si siano spostati di appartamento in appartamento, portando con sé tutta l'attrezzatura: martelletti idraulici saldati su piattaforma a base quadrata per pressare l'eroina, uno stampo artigianale in metallo cavo a forma di parallellepipedo, frullatori elettrici, sminuzzatori e un setaccio. Gli 8mila euro trovati in casa, inoltre, fanno presumere che l'attività, seppur "giovane", potesse essere stata avviata già da qualche tempo.

Stupefacente di buona fattura

Di certo non erano inesperti o alle prime armi: le analisi al narcotest hanno dimostrato come l'eroina fosse di buona fattura. «Abbiamo colpito, crediamo, una nuova linea di spacciatori che puntavano a occupare lo spazio lasciato libero dai tunisini. Dal materiale ritrovato - hanno spiegato i carabinieri in conferenza stampa - si capisce che si stavano organizzando per dare il via ad un'attività fiorente a Mestre e sulla piazza di Marghera. Anche il denaro riconduce a un'attività che stavano per avviare in maniera proficua».

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