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Ex Auchan, a Mestre vogliono un faccia a faccia con Conad

Oggi, mercoledì 29 gennaio, due ore di assemblea. Stanza piena all'ipermercato, sindacati presenti. La delegata: «Di confermato non c'è niente, non sono stati formalizzati neppure i 100 esuberi»

Auchan Mestre, immagini di archivio degli scioperi

«Se mi mettono nero su bianco che finita la cassa integrazione del 2020 mi garantiscono subito un posto di lavoro, io non ho mica problemi. Però ci deve essere un accordo scritto e firmato». Cinquantadue anni, monoreddito, due figli e un mutuo. Nicoletta, lavoratrice ex Auchan di Mestre, racconta l'assemblea di oggi, 29 gennaio, che si è tenuta al punto vendita. «Qui vogliamo parlare con Conad perché quando prendo la busta paga c'è scritto Conad. So che non discuteremo con chi gestirà il supermercato. Ti dirò di più. Noi li abbiamo visti quelli che dovrebbero essere i futuri proprietari. Li incontriamo qui (Mestre) quasi ogni giorno. Ma non ci possiamo parlare perché neanche loro hanno ancora firmato il contratto. Quello che noi lavoratori sappiamo di questa vertenza lo abbiamo appreso dai giornali e su internet. Di formalizzato non c'è niente. Neanche i 100 esuberi». 

I garanti

Di questo hanno discusso oggi all'assemblea gli ex dipendenti Auchan veneziani. «Quelli di Margherita Distribuzione (gruppo Conad) li abbiamo incontrati per la prima volta il 22 gennaio in Regione a Venezia. Lì abbiamo saputo degli esuberi. Nessuno prima ci aveva mai detto questo». Hanno l'impressione di brancolare nel buio, i lavoratori. «Conad ci deve dire che piani ha per questo ipermercato. Cosa ne vuole fare» e, implicitamente, cosa esattamente vuole fare di ognuno di questi 247 dipendenti occupati qui da un decennio, strettamente ancorati al loro ruolo e al loro posto: garanzia di sicurezza e continuità. Nicoletta, la delegata di azienda, come tanti altri lavoratori, quando hanno visto attraverso i giornali che Conad «non vuole licenziare» perché ha un piano di salvaguardia dove ognuno può trovare un percorso alternativo, hanno creduto di aver capito che le nuove società, magari attraverso un impegno scritto con Regione e Comune, gli garantiranno un posto di lavoro nel giro di un anno. Come se si trattasse di una disoccupazione provvisoria. Esaurito l'effetto della Cigs, l'ammortizzatore che garantisce un'entrata mensile anche se non lavori, si torna in attività. Dando per scontato che, le nuove società che prenderanno gli spazi ex Auchan, firmeranno un impegno per il reinserimento occupazionale di chi era rimasto a casa.

80 posti a sedere

«Se mi dicono dove lavorerò alla fine del 2020, io non ho problemi», ribadisce Nicoletta. «Si era parlato dell'apertura di un bar con 80 posti a sedere al primo piano del supermercato. Noi dipendenti un'idea ce l'abbiamo. Lo prenda Conad quello spazio, così poi quando apre andiamo noi a lavorare lì. E ritiri gli esuberi. Regione e Comune si facciano garanti». Ma Conad, spiegano e confermano i sindacati, «non ha messo per iscritto niente. Nulla di definito, per questo la preoccupazione rimane». E quando la cassa integrazione finisce e le opportunità formative messe a disposizione dalle istituzioni per ricollocarsi sono state sfruttate, alcuni ce la fanno e rientrano al lavoro. Altri no. 

Emergenza

«Forse qualche lavoratore vicino alla pensione potrebbe approfittare dell'uscita anticipata volontaria con incentivo. Forse è una opzione che può interessare una parte dei dipendenti, magari quelli che hanno già un'alternativa lavorativa sicura verso cui transitare. Ma è tutto da definire e, se di mobilità si tratta, se ne deve parlare in termini esclusivamente volontari, e se dovesse esserci una compatibilità in tal senso», affermano Caterina Boato e Monica Zambon della Filcams Cgil veneziana. E tornano a chiedere, dopo aver ringraziato il Comune per la mozione di solidarietà unanime approvata in Consiglio, che l'Amministrazione comunale convochi lavoratori e sindacati, assumendo un impegno a sostenere una vertenza che potrebbe diventare un'emergenza sociale per il territorio.

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