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La grande retata: scacco a "Ken", il re dello spaccio. Fu lui a portare l'eroina killer a Mestre

Il capo dell'organizzazione è in Francia e coordina tutto da lì. Istruzioni precise per i pusher: no vestiti appariscenti, prenotare in anticipo la droga. Fulcro del piano un negozio per parrucchieri di via Monte San Michele. Flusso continuo di ovulatori da Oltralpe a qui

E' finita l'era di Ken? Era lui a tessere le fila dello spaccio mestrino. Ed è lui a mantenere (tuttora probabilmente) i contatti con le organizzazioni internazionali di trafficanti di droga. Il capo del gruppo di spacciatori nigeriani smantellato martedì con un super blitz orchestrato dalla polizia risponde al nome di Kenneth Ighodaro, un 36enne nigeriano che si nasconde in Francia, nella regione dello Champagne. Intelligente e pragmatico, manteneva i contatti sia con il secondo livello, sia con il terzo dell'organizzazione. C'erano i fidati distributori di eroina gialla e c'erano gli spacciatori di strada.

Risa di fronte alla morte

Uno dei quali di fronte a un tossicodipendente impaurito si è messo a ridere: "Non la voglio, quella droga è pericolosa", le parole dell'acquirente. Il pusher sapeva delle morti in serie e nonostante ciò se la rideva. Per i due gruppi dello spaccio, i "Nosa" e i "Portici" l'eroina e la cocaina sono solo un mezzo per fare soldi. Il carico di tragedia spetta a qualcun'altro, non a loro. Anzi, il piglio è quasi da dipendenti salariati, specie tra i luogotenenti di Ken: "Il capo li fa andare avanti e indietro", dichiara uno di loro a testimonianza che le direttive dalla Francia erano seguite alla lettera. Il gruppo di nigeriani ha conquistato il mercato con un'operazione a suo modo di "dumping": eroina con principio attivo superiore al 50% e prezzi stracciati, 20 euro a dose. Inevitabile che gli spacciatori nell'ultimo anno facessero la fila e, purtroppo, cadessero come mosche di fronte a una super droga, tagliata con l'adulterante metorfano, che ti rende subito dipendente. Qualcosa che non si era mai visto in città e che ha causato almeno 11 overdosi fatali, di cui 5 ricostruite con certezza. Su un'altra morte la polizia ha individuato il venditore di cocaina, non di eroina.

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Appartenenti alla setta Eiye

Il risultato non cambia: gli ultimi 12 mesi sono stati un bollettino di guerra causato da una banda pronta a tutto. Ha conquistato il territorio anche con risse e aggressioni. Del resto loro fanno parte della setta Eiye, che in madrepatria è sinonimo di violenza e criminalità. E' una costola della mafia nigeriana. Si muovono in gruppi di 4 e si riconoscono tramite dei baschi blu. Gli spacciatori "mestrini" devono rispettare regole precise: mai vestirsi in maniera troppo elegante o appariscente per evitare di attirare l'attenzione, mai ostentare ricchezza, prenotare la droga in anticipo, in maniera da non bloccare un flusso che deve essere incessante. Notte e giorno. Degli imprenditori prestati allo spaccio.

Negozio copertura dello spaccio

Non stupisce che il titolare del negozio di articoli per parrucchiere N.F.E., detto "Nosa", punto di riferimento logistico dell'organizzazione, registrasse scrupolosamente guadagni e spese in un libro mastro. Il negozio si trova in via Monte San Michele ed è stato sequestrato per riciclaggio: lì venivano consegnati gli introiti dello spaccio e sempre da lì venivano affidati i contanti a spalloni per essere trasportati in Nigeria via aereo. Di più, davanti alle due vetrine dell'esercizio era "free zone", droga libera. Il titolare, sottoposto a obbligo di dimora nel Veronese, chiudeva un occhio. Anzi, lo stupefacente alla bisogna poteva essere custodito all'interno dell'esercizio e "Nosa" se serviva anticipava i contanti per l'acquisto della "roba" venendo incontro agli spacciatori del terzo livello. Il negozio era solo una copertura: i contatti con "Ken" erano fitti per rendicontare l'attività.

Schema disegnato a tavolino

Uno schema disegnato a suo tempo a tavolino in Francia, con l'intento di inondare Mestre di "black jeans", come veniva chiamata in gergo l'eroina gialla. La droga giungeva da Oltralpe (con approvvigionamenti in Olanda) attraverso ovulatori. Poi veniva custodita il più delle volte nell'abitazione di "Emma", uno dei compari di "Ken", a Robegano, in via XXV Aprile. A volte la droga sarebbe stata portata anche in un centro di accoglienza di Dosson di Casier, nel Trevigiano, in via Zermanese. Altri punti focali dell'organizzazione erano la casa di via Gosaldo di Favaro Veneto in cui abita la sorella di Ken e l'abitazione di via Fratelli Rosselli a Dolo dove abita "Simba", altro braccio destro del capo. Un'organizzazione ora disarticolata dopo la grande retata di martedì: Ken stavolta ha trovato filo da torcere. 
 

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